Il cervello umano al massimo della capacità

Il cervello umano al massimo della capacità

sembra che in questo periodo gli scienziati abbiano dimostrato che la mente umana stà rimpicciolendo ed addirittura le connessioni e cioè il Q.I. starebbeandando in picchiata, portando la perdita di 14 punti se paragonata al Q.I. degli uomini del 1500.

 

L’analisi è stata portata avanti dall’università di Standford secondo negli ultimi 3000 anni la capcità celebrale stà diminuendo invece che aumentare, come tutti siamo convinti.

Questo è stato rilevato da un’analisi dei geni responsabili dell’intelligenza i quali sembrano essere molto suscettibili ai cambiamenti e l’evoluzione ha fatto in modo che le macchine pensassero per noi a ciò che prima dovevamo fare da soli e non dobbiamo più trovare ogni giorno la soluzione migliore per sopravvivere.

A dimostrare questa tesi ci sono stati molti articoli nel 2011 in cui si dichiarava che il cervello umano non sarebbe potuto evolversi più di così.

SimonLaughlin
SimonLaughlin

Nello specifico, Simon Laughlin, professore di Neurobiologia all’università di Cambridge, spiega perchè riferendosi a come la mente umana pesa poco, il 2% dell’intero peso corporeo, ma consuma quasi 1/5 dell’energia che serve a tutto l’organismo. Il numero di connessioni tra le cellule – da cui dipende l’intelligenza di una persona – non potrebbe più aumentare in modo significativo a causa della quantità di energia necessaria per farle lavorare. Di conseguenza, di più di così non si può: dovremmo consumare troppa energia per essere ancora più intelligenti.

Tutto ciò significa che c’è un limite alla quantità di notizie che possiamo elaborare.

Oltre ad un fattore “energetico” Bullmore, professore di psichiatria all’Università di Cambridge aggiunge un’altra tesi e cioè la miniaturizzazione delle cellule del cervello, che sarebbe ormai arrivata a un punto limite. In poche parole, non c’è spazio sufficiente per un’ulteriore significativa crescita.
Bullmore ha misurato l’efficienza con cui parti differenti del cervello comunicano fra loro, scoprendo che gli impulsi erano tanto più veloci quanto più si era intelligenti e brillanti. Impulsi lenti, quindi, per chi ha poca “materia grigia”.

Ballmore continua aggiungendo che “Si paga un prezzo per l’intelligenza: essere più intelligenti significa migliorare le connessioni tra diverse aree del cervello e questo si scontra contro forti limiti in termini di energia e di spazio”. riprendendo il discorso di energia proposto da Laughlin.

Concludono dicendo che esiste la possibilità che in futuro, anziché evolversi ulteriormente, il nostro cervello potrebbe addirittura regredire. Se si verificassero alcune condizioni, come una carenza delle riserve di cibo, potremmo diventare meno intelligenti, perché l’energia andrebbe convogliata su altre più utili funzioni. “Il fatto che il cervello ha avuto fasi di espansione e di contrazione durante l’evoluzione dimostra quanto i cambiamenti delle circostanze abbiano influito.

Questo studio fu pubblicato fra il 2010 e il 2011 ed ora nel 2015 le analisi ed i test sul Q.I. hanno dato un riscontro effettivamente in calo di circa un punto.

Speriamo solo di non dover tornare a vivere sugli alberi.

 

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