JAMES WATT

Vediamo chi era veramente oltre alle invenzioni note.

 Watt nasce a Greenock in Scozia il 19 gennaio 1736 da una famiglia benestante: il padre è armatore, la madre proviene da una delle famiglie più ricche delle Highlands. Predilige gli insegnamenti personali dalla madre alle classiche istituzioni e da lei impara l’arte manuale e sembra ben predisposto alla matematica.

 

Newcomen-Machine

Macchina di Newcomen da cui Watt imparò e rivoluzionò

Va Londra nel 1755 dopo la morte della madre si malattia per imparare il mestiere di fabbricante di strumenti scientifici, torna a Glasgow l’anno dopo dove trova impiego all’università come fabbricante di strumenti di precisione, collabora con con J. Black, un professore della facoltà con cui studia calorimetria e chimica e dall’ambiente gli assano sottocchi molti problemi legati all ameccanica del tempo fino alla macchina Savery che lui modifica e sappiamo come andò a finire…

Watt viene descritto come uomo capace di coniugare applicazione teorica e pratica, con buon carattere. Molto ansioso per la sua precaria situazione economica, inoltre aveva cronici problemi di salute, come frequenti mal di testa e depressione legati soprattutto alla voglia di “arrivare”.

Nel 1764 sposa Margaret Miller, dalla quale avrà cinque figli che muore nove anni dopo dando alla luce l’ultimogenito.

È una delle persone che contribuiscono a dare l’avvio alla cosiddetta Rivoluzione industriale, periodo compreso fra il 1760 e il 1830 in cui si registra uno sviluppo produttivo ed economico senza precedenti.

A testimonianza dell’apprezzamento del suo lavoro, nel 1785 Watt viene invitato a far parte della Royal Society di Londra. Proprio in onore dell’ingegnere scozzese, Watt diventa il nome dell’unità di misura della potenza, data dall’energia richiesta o consumata ogni secondo.

Nel 1800 Watt si ritira a vita privata. Dopo un lungo periodo trascorso viaggiando, muore a Heathfield, nell’agosto 1819, all’età di 83 anni.

Una persona quindi paragonabile agli attuali ingegneri, ma con un senso pratico più spiccato.  Questo corrisponde solo alla minoranza dei profili degli attuali ingegneri che trovano gusto per tutta la loro carriera e soprattutto imparano dallo “sporcarsi le mani“.