Polimeri antibiotici, cosmetica e cura delle malattie

I polimeri Antibiotici

così come abbiamo deciso di chiamarli, sono macromolecole antimicrobiche, come polimeri cationici e peptidi. Sono oggetto di studi approfonditi poiché si pensa che questo tipo di agenti sia adatto per inibire la crescita di numerosi ceppi di microrganismi multi-resistenti ai farmaci.
Gran parte dei polimeri realizzati fino ad oggi non sono biodegradabili e sono stati creati per mimare la struttura anfipatica dei peptidi. Spiegandolo in parole più “comuni”, per chi non mastica tutti i giorni la chimica, significa che

caratteristiche particolari (molecolari) fanno sì che molecole anfipatiche, immerse in un liquido acquoso, tendono a formare spontaneamente un doppio strato, nel quale le teste idrofile sono rivolte verso l’esterno e le code idrofobe verso l’interno questa struttura interagisce con le membrane cariche negativamente dei batteri.

La struttura secondaria di questi polimeri antibiotici può penetrare la membrana plasmatica del batterio e provocare la lisi cellulare (demolizione e dissoluzione di una cellula, causata dalla rottura della membrana cellulare). La rottura può esser indotta da agenti chimici, fisici e biologici.

I ricercatori americani dell’IBM Almaden Research Center in collaborazione con l’Institute of Bioengineering and Nanotechnology di Singapore, hanno compiuto un ulteriore importante passo avanti nella ricerca sulle macromolecole antimicrobiche: hanno realizzato i primi polimeri antimicrobici biodegradabili. Si tratta di nanoparticelle sintetizzate a partire dalla polimerizzazione ad anello aperto di carbonati ciclici.

Le nanoparticelle rompono le membrane e le pareti cellulari in modo selettivo ed efficiente.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Chemistry, dimostra che i nuovi polimeri inibiscono la crescita dei batteri Gram-positivi come Staphylococcus aureus meticillino-resistente (batterio che causa fra le altre la Meningite) e di alcuni ceppi fungini senza causare emolisi (processo di demolizione dei globuli rossi) significative in un ampio range di concentrazioni.

Dior nel 1986 lanciò sul mercato la crema anti-età Capture a base di liposomi, un ottimo esempio di come le nano tecnologie abbiamo ormai 30 anni e ricordiamo come il tutto abbia avuto un grande rilevanza dopo che Alec Bangham mentre era al suo microscopio scopri gli effetti sulla coagulazione del sangue cioè la produzione, grazie ai fosfolipidi, letteralmente lipidi+fosforo.

Un esempio per capire può essere dimostrata dal fatto che il colesterolo in una dispersione fosfolipidica riduce progressivamente.

Se abbiamo capito poco sarà compito di noi divulgatori di notizie ed in primis dei realizzatori di queste tecnologie essere più chiari e diretti al pubblico perché lo sviluppo o meno di ogni nuova tecnologia dev’essere accetta dall’opinione pubblica dalle tavole di grandi dirigenti a quelle delle cene tra amici.

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